Il sistema zonale con il formato 35mm

Ansel Adams - Road, Nevada desert 1960

Adams e il sistema zonale

Ansel Adams, paesaggista americano scomparso nel 1984, è noto per la sua grande padronanza dei materiali sensibili.
Adams insegna che nella fotografia in bianco e nero è molto importante previsualizzare ciò che si intende fotografare con la gamma tonale che si desidera ottenere in stampa.
Il sistema zonale di Ansel Adams, ampiamente trattato nella trilogia La Fotocamera – Il Negativo – La Stampa, come molti sapranno, consiste nella divisione della scala di grigi che va dal nero al bianco in undici parti o zone, con il nero assoluto indicato come zona zero e il bianco della carta come zona dieci.
Tale sistema si fonda sulla conoscenza dei processi fisico-chimici alla base della fotografia ed è necessaria quindi un’attenta analisi dei materiali utilizzati e del loro trattamento, per sfruttare al meglio le proprietà di pellicole e carte facendo cadere ogni valore dell’immagine nella zona ritenuta più adatta.
Esporre per le ombre e sviluppare per le luci“, qualcuno di voi avrà letto o sentito dire da qualche parte che esiste questa regola dettata dal fatto che esposizione e sviluppo non agiscono nella stessa maniera sulle diverse zone dell’immagine: sulle zone da uno a cinque agisce principalmente l’esposizione, sulle rimanenti lo sviluppo.
Visualizzata l’immagine Adams misurava le singole luminanze della scena con un esposimetro a lettura spot, decideva come esporre la pellicola e quindi annotava la metodologia di sviluppo più adatta per quel fotogramma.
Ansel Adams lavorava principalmente con pellicole di grande formato che molte volte stampava a contatto, aveva quindi la possibilità di esporre e sviluppare ogni fotogamma in maniera diversa controllando accuratamente ogni valore dell’immagine.

Limiti del piccolo formato

L’applicazione del sistema zonale è ovviamente difficoltosa con il piccolo formato. Le pellicole sono in rullo e tutti i fotogrammi saranno sviluppati allo stesso modo. Ciononostante la fotografia in piccolo formato può beneficiare molto del sistema zonale.
E’ molto diffuso tra gli utenti del piccolo formato, arrivare ad un risultato accettabile attraverso una serie a volte troppo lunga di tentativi.
Anche se non è possibile intervenire indipendentemente su un singolo fotogamma, è possibile determinare una procedura che fornisca il migliore risultato possibile per ogni fotogramma.
Il primo passo per conseguire questo risultato è comprendere che le indicazioni fornite dai fabbricanti dei materiali sensibili adoperati sono da considerare solo come punto di partenza per la determinazione del metodo di trattamento ottimale.

Esposimetri ed indice di esposizione

L’esposimetro è uno strumento che letta la scena o una parte di essa, ci fornisce un valore traducibile in una coppia tempo-diaframma che darà in stampa un grigio medio con riflettanza del 18% .
Questo grigio corrisponde alla zona cinque della scala del sistema zonale di Adams.
Un errore comune è esporre con la coppia tempo-diaframma suggerita dall’esposimetro, quando il soggetto non è una parete grigia.
L’esposimetro fornisce queste informazioni in base all’indice di esposizione su cui lo avete impostato.
L’indice di esposizione di una pellicola indica la rapidità con cui questa riesce ad impressionarsi, ed è espresso attraverso una scala aritmetica.
Ad un dato valore di questa scala corrisponde una quantità di luce necessaria all’esposizione dell’immagine, ad un valore doppio dell’indice di esposizione precedente corrisponde una quantit� di luce necessaria pari alla metà della precedente.
La scala è suddivisa in valori che distano tra loro di un valore pari ad un terzo di diaframma, quindi ogni terzo valore di questa scala rappresenta un intero diaframma o un intero tempo di otturazione.
Questa è la scala ISO delgli indici di esposizione:
12-16-20-25-32-40-50-64-80-100-125-160-200-250-320-400-
500-640-800-1000-1200-1600 ecc.
I numeri in grassetto indicano i valori interi della scala ISO delle sensibiltà.
L’indice di esposizione è sempre indicato sulla confezione delle pellicole e, come detto prima, non è sempre attendibile; gli indici di esposizione che utilizzo sono a volte la metà di quelli indicati dai fabbricanti.

Test I.E. e sviluppo

Per determinare il giusto indice di esposizione della nostra pellicola, dovremo procedere con un semplice test.
Caricato un rullo, imposteremo l’esposimetro della macchina su una sensibiltà diversa per ogni scatto del nostro test.
E’ conveniente seguire un ordine ben preciso; il mio suggerimento è di partire da uno stop e un terzo sotto il valore consigliato dal fabbricante, per arrivare a due terzi di stop sopra, ad incrementi di un terzo di stop.
Ad esempio nel caso di una pellicola 400 ISO, la serie di esposizioni deve essere la seguente: 160-200-250-320-400-500-640 ISO.
Scegliamo una scena di medio contrasto ed esponiamo, seguendo le informazioni fornite dall’esposimetro, per ogni regolazione della sensibiltà, per un totale di sette scatti.
Ripetiamo quanto fatto con una scena molto scura in cui le ombre siano dominanti, e con una scena luminosa con molti valori alti.
Possiamo esaurire il rullo con un’altra serie di esposizioni di un’ulteriore scena di medio contrasto.
Sviluppiamo quindi seguendo il tempo di sviluppo, temperatura e metodo di agitazione consigliati dal fabbricante della pellicola.
Dovremo a questo punto stampare i fotogrammi per completare il nostro test.
Prepariamo la camera oscura per la stampa e mettiamo nell’ingranditore un fotogramma in modo tale da vedere proiettati sul piano di stampa i buchi per i rocchetti presenti sulla pellicola.
Scegliamo della carta che possediamo in abbondanza, e di una gradazione media, consiglio la numero 2.
Regoliamo un diaframma medio e procediamo facendo una striscia di prova proprio sui buchi del negativo, per trovare il nero di densità minima per la nostra pellicola.
Bisogna procedere con una serie dei tentativi con un provino scalare finchè non si arriva ad avere un annerimento totale e i buchini quasi non si distinguono più.
Tengo a precisare che a noi serve sapere qual’è il tempo di esposizione minimo che arriva a tale annerimento.
Con questo tempo di esposizione dovremo stampare tutti i fotogrammi del test, per questa ragione vi consiglio di scegliere un formato della carta piccolo, in modo da avere tempi di stampa brevi.
Sviluppiamo a fondo, fissiamo e laviamo le stampe disponendole in ordine di esposizione dalla prima all’ultima.
Osservando le stampe asciutte noteremo che i fotogrammi esposti alle sensibiltà più basse avranno i valori più scuri più leggibili pur presentando zone nere, mentre nelle esposizioni alle sensibiltà più alte sono presenti ombre chiuse ed illeggibili.
E’ molto probabile che in molte o addirittura in tutte le immagini i valori alti siano bruciati e privi di dettaglio. Questo perchè il tempo di sviluppo probabilmente non è adeguato.
Come detto all’inizio, l’esposizione influisce più sulle zone basse dell’immagine e lo sviluppo su quelle chiare. Quindi si dovrà ripetere il test altre volte cercando il giusto tempo di sviluppo.
Dai miei test ho ottenuto per delle pellicole dei valori di sensibiltà di circa uno stop inferiori, cioè una pellicola da 125 ISO la espongo a 64 o 80 ISO, e dei tempi di sviluppo inferiori di più di un terzo del tempo consigliato dal fabbricante.

Conclusioni

Questo procedimento può essere noioso, ma permette di ottenere risultati molto validi in breve tempo.
La vostra esperienza vi permetterà nel tempo di affinare queste procedure e ottenere risultati sempre più precisi.
Anche la stampa sarà ottimizzata, con l’applicazione di mascherature e bruciature, usando carta di tipo, gradazione e superficie differenti.
Proprio di questo argomento mi occuperò nel prossimo articolo.

Buon divertimento.

3 commenti »

  1. Gabriele Vinci ha scritto,

    gennaio 18, 2005 @ 7:26 pm

    Volevo solo aggiungere una frase di Ansel Adams: “una grande fotografia è la piena espressione di ciò che l’autore sente del soggetto che sta fotografando nel senso più profondo; per questo è la vera espressione di ciò che lo stesso (fotografo) sente sulla vita nella propria complessità”.

  2. peppe ha scritto,

    gennaio 21, 2005 @ 12:09 pm

    Complimenti, è proprio un bell’articolo; piacevole da leggere e molto istruttivo. Sicuramente sarà apprezzato da tutti i fotoamatori che lo leggeranno.
    P.S.: Visto, a volte prendere tempo ed essere meticolosi ti ripaga con ottimi risultati.

  3. Luca ha scritto,

    dicembre 18, 2007 @ 11:51 pm

    Molto interessante, cercherò di metterlo meglio in pratica.
    Grazie.

    L

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