Stampare? Facilissimo.

La carta negativa da stampa, come del resto la pellicola, non è influenzata allo stesso modo da esposizione e sviluppo. L’ esposizione della carta sotto l’ingranditore è responsabile della corretta resa delle zone che nel sistema zonale vanno da V a X, lo sviluppo per quelle al di sotto la V. La ricerca del giusto tempo di esposizione va quindi effettuata eseguendo dei provini scalari su porzioni significative dell’immagine che presentino prevalenza di zone chiare (V-VI-VII). E’ opportuno eseguire tutti questi primi test con una carta di contrasto medio.
Fatto questo dobbiamo sviluppare la striscia di carta per tutto il tempo consigliato dal fabbricante del rivelatore o della carta.
Se i valori in ombra sono poco densi dobbiamo utilizzare una carta di gradazione più alta, cosa che comporterà anche una contrazione della nostra scala tonale con conseguente innalzameto del contrasto generale dell’immagine. Stabilita la giusta gradazione della carta dovremo affinare il tempo di esposizione eseguendo un nuovo provino.
Se i neri ci sembrano poco profondi dovremo procedere ad un prolungamento del tempo di sviluppo. Le carte più adatte al controllo del contrasto via tempo di sviluppo sono le baritate in quanto si sviluppano in tempi più lunghi e ci permettono adottare tecniche di agitazione in bacinella. In questo modo possiamo controllare accuratamente il microcontrasto dell’immagine.
Le carte politenate si sviluppano molto velocemente, l’immagine è già visibile sulla carta dopo trenta secondi al massimo dall’immersione nella bacinella ed è difficile variare la scala tonale incrementando i tempi di sviluppo senza velare la stampa.
Le carte baritate si sviluppano in tre o quattro minuti circa e permettono di controllare finemente il contrasto e la gamma tonale dell’immagine variando i tempi di sviluppo.
Quasi sempre il fotografo, in fase di stampa, arricchisce l’immagine visualizzata attraverso la mascheratura e la bruciatura. Tali tecniche permettono rispettivamente di schiarire e bruciare parti dell’immagine schermando per mezzo delle mani o di cartoncini sagomati la luce dell’ingranditore.
I cartoncini permettono di mascherare zone nette, metre le mani permettono ai fotografi più esperti e pazienti di ottenere qualsiasi forma mantenendo i bordi dell’area di intervento sfumati.
Anche l’agitazione in bacinella svolge un ruolo importante. Se con le carte politenate agitare bene la carta in bacinella serve solo ad assicurarsi che tutte le aree della carta vengano raggiunte dal rivelatore, con le carte baritate anche tale agitazione ha un effetto visibile sulla stampa finale. E’ opportuno agitare il foglio delicatamente facendo attenzione a non piegare il supporto cartaceo e a non formare bolle. Trascorso il primo minuto l’immagine dovrebbe essere già visibile e solo i valori più bassi (quelli più scuri sulla carta) necessiteranno di essere sviluppati ancora. A questo punto lasciando la carta immersa nella bacinella del rivelatore – meglio se a faccia in su per evitare si formino bolle d’aria sulla superficie della carta – per la restante parte del bagno incrementeremo sensibilmente l’acutanza della stampa finale. Gli agenti chimici del rivelatore infatti tendono a migrare dalle zone poco esposte della carta verso quelle più esposte creando un maggiore annerimento presso le zone di confine. Proprio questo fenomeno crea un effetto bordo che aumenta l’impressione di nitidezza della stampa finale.
Il supporto delle carte baritate è cartoncino – a differenza delle politenate che hanno un supporto impermeabile in polietilene – e assorbe i chimici e trattenendoli ragion per cui è strettamente necessario il bagno di arresto che con le politenate si può sostituire con un bagno in acqua. E consigliabile inoltre effettuare il fissaggio in due bagni separati, utilizzando come primo fissaggio del fissaggio usato e come secondo del fissaggio fresco. Dopo un certo numero di stampe si dovrà semplicemente eliminare il primo fissaggio e sostituirlo con il secondo che sarà a sua volta sostituito da fissaggio fresco.
Particolarmente laboriosa e noiosa può essere la fase finale dell�intero trattamento delle carte baritate: il lavaggio e l’asciugatura. Le carte politenate si lavano e si asciugano in un paio di minuti mentre le stampe su carta baritata a meno che non si sia fatto uso di un chiarificatore di iposolfito vanno lavate per un’ora circa, proprio perchè il supporto delle baritate assorbe i chimici. Questi tempi prolungati di lavaggio rendono difficile la procedura di asciugatura. Immaginate di dover asciugare un cartoncino che avete lavato in acqua corrente per un’ora e cercare di renderlo perfettamente piano. I metodi di asciugatura sono molti. Sicuramente i risultati migliori si ottengono con una costosa asciugatrice a caldo che vi restituirà stampe perfettamente piatte in pochi minuti, ma si possono ottenere ottimi risultati anche asciugando le stampe appoggiandole a faccia in su sulla superficie di un vetro o tenendole in tensione su telai che potrete costruire voi stessi, avendo poi la pazienza di tenere le stampe sotto una pila di libri per qualche giorno.

1 commento »

  1. Alessandra ha scritto,

    marzo 10, 2006 @ 2:53 am

    Caspita com’è cambiato questo sito era da un sacco che non entravo complimenti ! \m/

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