Camera chiara
Ho finalmente acquistato una reflex digitale. Precisamente una Nikon D70s, fotocamera prossima al pensionamento, che però ho potuto acquistare ad un prezzo davvero vantaggioso. Ancora dentro il negozio guardavo il reparto dedicato ai prodotti chimici e agli accessori per lo sviluppo e la stampa del bianconero e mi interrogavo sulle sorti della mia camera oscura. Avrò ancora voglia di chiudermi al buio in quella stanza maleodorante? Avrò ancora la pazienza di sviluppare e stampare da solo? Mai come in questi giorni mi sono reso conto che la fotografia tradizionale e la fotografia digitale appartengono a due universi separati. Sono convinto che la mia passione per la fotografia chimica e quella nascente per la fotografia digitale non faranno mai a pugni. La fotografia digitale spero possa aiutarmi a migliorare aspetti del mio fotografare di cui non sono per niente soddisfatto, composizione e previsualizzazione in primis. Non sono dell’idea che la fotografia digitale non possa offrire risultati degni della fotografia chimica, anche in materia di bianco e nero. Proprio per questo motivo sto rimettendo in moto la mia Epson Stylus Photo 1290 con l’intenzione di acquistare delle cartucce ad inchiostri pigmentati per provare a realizzare delle stampe in bianco e nero di buona qualità partendo da un file a colori. Con Photoshop è possibile ottenere un “negativo digitale” di ottima qualità filtrando i tre colori (RGB) che compongono l’immagine, come se si usassero i tradizionali filtri colorati in fase di ripresa. Lo strumento curve inoltre premette di avere una distribuzione della gamma tonale dell’immagine davvero accurata. Se a tutto questo aggiungiamo le possibilità offerteci dalla ripresa in formato RAW non compresso credo che dal punto di vista qualitativo il digitale non farà rimpiangere le possibilità espressive offerte dalla vecchia e cara pellicola.








pitruzzello.org » Carbone o argento? ha scritto,
ottobre 31, 2006 @ 1:36 am
[...] La mia Epson Stylus Photo 1290, di cui ho parlato in un precedente post, è morta. Avevo intenzione di utilizzarla per stampe in bianco e nero con gli inchiosri a pigmenti di MIS Associates e visto che non mi posso permettere al momento una stampante Epson A3 solo per stampe in bianco e nero, sono sceso a compromessi con le mie tasche ed ho acquistato una Epson Stylus Photo R220, una stampante A4 dall’ottimo rapporto qualità/prezzo. Non ho ancora deciso se è il caso di comprare da MIS Associates delle cartucce precaricate di inchiostri Ultratone al carbone o se è il caso di acquistare direttamente dei flaconi di inchiostro insieme ad un kit per la rigenerazione delle cartucce stesse. Ovviamente la seconda soluzione è molto conveniente dal punto di vista del costo per singola stampa, ma bisogna fare fronte ad una spesa iniziale non indifferente. A detta di chi usa già questi inchiostri il livello qualitativo delle stampe in bianco e nero da sorgente digitale sta crescendo, anche perchè le carte da stampa inkjet fine art, stanno migliorando sempre più avvicinandosi a poco a poco alle amate carte baritate tradizionali. A proposito di carte tradizionali, mi viene in mente un sistema alternativo di cui non sento parlare da un po’, ovvero la stampa su carte negative tradizionali di file digitali, ottenute grazie a particolari ingranditori come questo sistema DeVere, capaci di proiettare sul piano di stampa un’immagine digitale. In questo modo sarebbe possibile ottenere risultati probabilmente magnifici, effettuando tutte le correzioni, mascherature, bruciature ecc. prima dell’esposizione della carta, conservando parte del bagaglio di esperienza acquisito in tanti anni di lavoro in camera oscura. [...]
mirKo ha scritto,
novembre 16, 2006 @ 4:24 am
Sono sempre più sicuro che anch’io, malgrado la mia iniziale riluttanza, comprerò una reflex digitale. Per un fotoamatore pivello come me è un ottimo strumento per migliorare la propria tecnica visto che si può scattare senza dover fare troppo i conti col portamonete.. e soprattutto ho capito (almeno credo) che nella Fotografia non si possono confondere i problemi legati al tipo di mezzo o supporto con quelli più propriamente di natura “ontologica”. Sebbene, quindi, il digitale entri di prepotenza nel mio fare foto, continua ad aumentare il mio interesse per il tradizionale bianconero. Nonostante la mia scarsa esperienza (quasi nulla per la camera oscura) credo che restino però due modi di fare fotografia troppo distanti e autonomi tra loro. E qualsiasi inchiostro Ultratone al carbone o carta da stampa inkjet fine art di ultima generazione (così come ne leggo qui ), sebbene possano arrivare ad un’ottima stampa in bianconero, non potranno mai regalare l’emozione e la magia che sta dentro “quella stanza maleodorante” [spero di non essere sembrato contraddittorio].. credo, allora, che la soluzione sia un giusto compromesso: digitale per il colore e tradizionale per il bianconero, e spero possa essere il mio prossimo passo..
Sebastiano Pitruzzello ha scritto,
novembre 16, 2006 @ 2:16 pm
Quando ho cominciato odiavo il digitale, credevo che la fotografia vera fosse quella chimica. Adesso invece credo che la fotografia vera sia quella prodotta da dispositivi ottico-meccanici. La differenza tra fotografia digitale e tradizionale sta nel supporto che conserva l’immagine ed ovviamente nella successiva fase di trattamento. Sono d’accordo con te quando dici che niente potrà sostituire le emozioni che la comparsa dell’immagine in bacinella offre. Trascorrerei tutti i miei pomeriggi in camera oscura (non il bagno di casa mia, una camera oscura vera) se solo ne avessi l’opportunità. La fotografia digitale esiste da pochissimo tempo, è meno affascinante ma ci offre tutto quello che serve ad un fotografo: il controllo totale del processo che porta alla creazione di un’immagine. Mi piacerebbe continuare ad usare il digitale, per foto a colori ed in bianco e nero, unitamente alla pellicola. Dovremmo allestire una camera oscura…