NonLuoghi: a Flickr group
Da qualche giorno faccio parte di un gruppo di Flickr chiamato NonLuoghi. Fondato dall’amico _mirKo__, il gruppo porta alla nostra attenzione, grazie agli scatti dei suoi membri, quegli spazi anonimi, discoteche, supermercati, fastfood che sempre più invadono i nostri territori. Non ho intenzione di cercare di spiegare in questo post le regole e gli scopi di questo gruppo, vi rimando per questo all’ottima introduzione di Mirko. Voglio piuttosto mostrare alcuni degli scatti di NonLuoghi che preferisco ed invitarvi a visitare il gruppo, armarvi di fotocamera e lasciar perdere per un po’ i monumenti della vostra città, tramonti, arcobaleni e paesaggi rurali.
« Se un luogo può definirsi come identitario, relazionale, storico, uno spazio che non può definirsi né identitario né relazionale né storico, definirà un nonluogo. […] la surmodernità è produttrice di nonluoghi antropologici »
« È nell’anonimato del nonluogo che si prova in solitudine la comunanza dei destini umani »
(da Marc Augè, Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità, 1996/2005, Eleuthera).
http://www.flickr.com/groups/nonluoghi/

![CarScapes [SA-RC _03]](http://static.flickr.com/102/298981685_e0ee9427e4_m.jpg)









simona ha scritto,
dicembre 4, 2006 @ 8:06 pm
è davvero un’iniziativa interessante. In genere non faccio foto, ma i ‘non luoghi’ mi hanno sempre affascinato..o, per meglio dire, inquietato. Potrebbe essere una buona occasione per cominciare ad usare una fotocamera. Grazie per lo stimolo e complimenti per le foto.
santino ha scritto,
dicembre 10, 2006 @ 9:49 pm
mi è capitato di leggere il saggio di Marc Augè sul concetto di NonLuogo e l’ho trovato veramente interessante. Mi ha fatto guardare per la prima volta questi grandi luoghi di fruizione e di massificazione con un ottica insolita, mai notata prima; Consideriamo che in questi luoghi o meglio “nonluoghi” (aeroporti, caselli autostradali, ipermarcati….)è possibile fare tutto da se, tutto è messo a disposizione in maniera intuibile in modo da annullare ogni eventualità di rapporto, cosa che una volta non accadeva entrando, ad esempio nella bottega del paese. Comunque vi invito a leggere se non l’avete fatto il saggio di Viviana Gravano (CROSSING-progetti fotografici di confine)ps:non ricordo l’editore