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Correzione tonale veloce

Capita a volte di dovere lavorare su fotografie che presentano fastidiose dominanti di colore, magari a causa di un errato settaggio del bilanciamento del bianco nelle fotocamere digitali o per qualche problema nella fase di trattamento della pellicola. Il metodo che descrivo in questo post può aiutare a riequilibrare il tono originale dell’immagine.

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SLR Sony/Minolta

Minolta è in cattive acque da tempo. Neanche l’integrazione in Konica sembra aver giovato alla storica casa. Chi invece scoppia di salute è Sony, il colosso nipponico che ha annunciato da poco di aver raggiunto un accordo con Konica Minolta per acquisire il know-how di Minolta nella produzione di reflex ed obiettivi. Pare quindi che Konica Minolta non produrrà più fotocamere con il proprio marchio, che continuerà ad essere utlizzato nell’ambito delle apparecchiature da ufficio. Sony lancerà le prime reflex digitali forse prima dell’estate e continuerà ad utilizzare l’innesto Dynax. Chi ha già un corredo Minolta può stare tranquillo. E se Sony dovesse decidere di utilizzare lenti Zeiss per la produzione dei suoi nuovi obiettivi, secondo me, le reflex digitali Sony potrebbero rappresentare una grande svolta per la fotografia digitale. I sensori Sony, la meccanica Minolta e le lenti Zeiss insieme non vi fanno gola?

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Stampare? Facilissimo.

La carta negativa da stampa, come del resto la pellicola, non è influenzata allo stesso modo da esposizione e sviluppo. L’ esposizione della carta sotto l’ingranditore è responsabile della corretta resa delle zone che nel sistema zonale vanno da V a X, lo sviluppo per quelle al di sotto la V. La ricerca del giusto tempo di esposizione va quindi effettuata eseguendo dei provini scalari su porzioni significative dell’immagine che presentino prevalenza di zone chiare (V-VI-VII). E’ opportuno eseguire tutti questi primi test con una carta di contrasto medio.
Fatto questo dobbiamo sviluppare la striscia di carta per tutto il tempo consigliato dal fabbricante del rivelatore o della carta.
Se i valori in ombra sono poco densi dobbiamo utilizzare una carta di gradazione più alta, cosa che comporterà anche una contrazione della nostra scala tonale con conseguente innalzameto del contrasto generale dell’immagine. Stabilita la giusta gradazione della carta dovremo affinare il tempo di esposizione eseguendo un nuovo provino.
Se i neri ci sembrano poco profondi dovremo procedere ad un prolungamento del tempo di sviluppo. Le carte più adatte al controllo del contrasto via tempo di sviluppo sono le baritate in quanto si sviluppano in tempi più lunghi e ci permettono adottare tecniche di agitazione in bacinella. In questo modo possiamo controllare accuratamente il microcontrasto dell’immagine.
Le carte politenate si sviluppano molto velocemente, l’immagine è già visibile sulla carta dopo trenta secondi al massimo dall’immersione nella bacinella ed è difficile variare la scala tonale incrementando i tempi di sviluppo senza velare la stampa.
Le carte baritate si sviluppano in tre o quattro minuti circa e permettono di controllare finemente il contrasto e la gamma tonale dell’immagine variando i tempi di sviluppo.

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Il sistema zonale con il formato 35mm

Ansel Adams - Road, Nevada desert 1960

Adams e il sistema zonale

Ansel Adams, paesaggista americano scomparso nel 1984, è noto per la sua grande padronanza dei materiali sensibili.
Adams insegna che nella fotografia in bianco e nero è molto importante previsualizzare ciò che si intende fotografare con la gamma tonale che si desidera ottenere in stampa.
Il sistema zonale di Ansel Adams, ampiamente trattato nella trilogia La Fotocamera – Il Negativo – La Stampa, come molti sapranno, consiste nella divisione della scala di grigi che va dal nero al bianco in undici parti o zone, con il nero assoluto indicato come zona zero e il bianco della carta come zona dieci.
Tale sistema si fonda sulla conoscenza dei processi fisico-chimici alla base della fotografia ed è necessaria quindi un’attenta analisi dei materiali utilizzati e del loro trattamento, per sfruttare al meglio le proprietà di pellicole e carte facendo cadere ogni valore dell’immagine nella zona ritenuta più adatta.
Esporre per le ombre e sviluppare per le luci“, qualcuno di voi avrà letto o sentito dire da qualche parte che esiste questa regola dettata dal fatto che esposizione e sviluppo non agiscono nella stessa maniera sulle diverse zone dell’immagine: sulle zone da uno a cinque agisce principalmente l’esposizione, sulle rimanenti lo sviluppo.
Visualizzata l’immagine Adams misurava le singole luminanze della scena con un esposimetro a lettura spot, decideva come esporre la pellicola e quindi annotava la metodologia di sviluppo più adatta per quel fotogramma.
Ansel Adams lavorava principalmente con pellicole di grande formato che molte volte stampava a contatto, aveva quindi la possibilità di esporre e sviluppare ogni fotogamma in maniera diversa controllando accuratamente ogni valore dell’immagine.

Limiti del piccolo formato

L’applicazione del sistema zonale è ovviamente difficoltosa con il piccolo formato. Le pellicole sono in rullo e tutti i fotogrammi saranno sviluppati allo stesso modo. Ciononostante la fotografia in piccolo formato può beneficiare molto del sistema zonale.
E’ molto diffuso tra gli utenti del piccolo formato, arrivare ad un risultato accettabile attraverso una serie a volte troppo lunga di tentativi.
Anche se non è possibile intervenire indipendentemente su un singolo fotogamma, è possibile determinare una procedura che fornisca il migliore risultato possibile per ogni fotogramma.
Il primo passo per conseguire questo risultato è comprendere che le indicazioni fornite dai fabbricanti dei materiali sensibili adoperati sono da considerare solo come punto di partenza per la determinazione del metodo di trattamento ottimale.

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